Pesaro – Omicidio Panzieri, venerdì la perizia psichiatrica su Alessandrini

Il super pool di consulenti si recherà venerdì nel carcere di Ascoli Piceno per iniziare la perizia psichiatrica su Michael Alessandrini, reo confesso dell’omicidio di Pierpaolo Panzieri, ucciso con 15 coltellate nella sua abitazione di via Gavelli, nel centro storico di Pesaro, la sera del 20 febbraio. Il collegio peritale, formato da sette consulenti, nominato durante l’incidente probatorio presso il tribunale di Pesaro, nel corso di una prima riunione ha definito le modalità e concordato i vari passaggi per l’esame sul 30enne pesarese, che dovrà essere concluso entro il 30 giugno. Esito della perizia psichiatrica, il 14 luglio in tribunale davanti al Gip. Alessandrini, che in un primo momento era stato rinchiuso nella casa circondariale di Villa Fastiggi, dopo l’estradizione in Italia dalla Romania, è stato poi trasferito nel carcere di Ascoli Piceno per motivi curativi, in quanto l’istituto di Marino del Tronto è dotato di un reparto di salute mentale. Se la perizia farà emergere l’incapacità di intendere e di volere di Alessandrini, ci sarà un non luogo a procedere e si opterà per una misura di sicurezza in una Rems. Qualora invece venisse dichiarata una parziale infermità si andrà a processo con tutte le attenuanti del caso. Dall’unico interrogatorio al quale finora è stato sottoposto Alessandrini in Italia, davanti al gip del tribunale di Pesaro, è emerso che nel suo mirino c’erano altre due persone. Persone che secondo il 30enne pesarese sarebbero state meritevoli di morire. La voce divina che parlava ad Alessandrini, stando alle sue dichiarazioni, li vedeva come peccatori e gli chiedeva di eliminare per il bene dell’umanità. Non ci è riuscito, perchè poi dopo l’omicidio di Panzieri, Michael è scappato in Romania, in una fuga durata 30 ore, prima di essere bloccato dalle autorità romene e portato a Timisoara, dove è stato rinchiuso in cella fino all’estradizione in Italia. Secondo quanto riferito da Alessandrini al giudice, Pierpaolo e un altro gruppo di ragazzi avrebbero tenuto un atteggiamento verso una ragazza di nome Julia, inaccettabile per Alessandrini, il quale la riteneva indifesa e fragile. E avrebbe agito come “giustiziere”, aspetto già emerso nell’interrogatorio reso a Timisoara. Una sorta di delirio mistico che ha armato la mano di Alessandrini.