Sisma, il geologo Tondi (Unicam): “Lungo costa pericolosità minore, ma le scosse possono arrivare a 5.5”

Il professor Emanuele Tondi, geologo dell’Università di Camerino, spiega meglio l’evento sismico di magnitudo 4.1 che si è verificato ieri al largo di Cupra Marittima, seguito da alcune scosse di assestamento. Lo fa con un lungo post sulla sua pagina facebook:
“Lungo la costa marchigiana a sud di Ancona la pericolosità sismica è minore rispetto alle zone interne appenniniche ma ci sono comunque faglie attive che hanno già generato in passato terremoti importanti, come quello del 1987 di magnitudo 5.1, con epicentro sempre in mare, poco al largo di Porto San Giorgio. Anche in queste zone è quindi importante essere preparati ad affrontare nel migliore dei modi una eventuale emergenza sismica e ad attivarsi per la prevenzione, verificando la vulnerabilità sismica di edifici ed infrastrutture. Se non si è sicuri della propria abitazione, è necessario rivolgersi al proprio progettista per una valutazione.


L’elaborazione dei dati sismologici (meccanismi focali) sia del terremoto del 1987 che di quest’ultimo ci mostrano che le faglie attive in quest’area sono di tipo “inversa”, differenti da quelle che generano i terremoti lungo la dorsale appenninica che, invece, sono di tipo “diretta”.
Le prime si formano e/o attivano in regime tettonico contrazionale, il blocco di roccia che si trova sopra al piano di faglia si solleva rispetto all’altro, determinando un raccorciamento orizzontale e un allungamento verticale dell’ammasso roccioso. Le seconde l’opposto: si generano e/o si attivano in regime tettonico estensionale, il blocco di roccia che si trova sopra al piano di faglia si abbassa rispetto all’altro, determinando un allungamento orizzontale e un raccorciamento verticale.


Per comprendere meglio i due tipi di faglia si possono osservare i video allegati e, nel contesto geodinamico italiano, la sezione litosferica dalla Corsica all’Adriatico (gentilmente concessa da Carlo Doglioni, presidente INGV), dove sono evidenziate le due tipologie di faglie attive presenti in Appennino e lungo la costa marchigiana. N.B. le faglie indicate in rosso nella sezione sono esclusivamente a titolo di esempio”.


Il professor Tondi risponde anche ad alcuni commenti, come a quello di una persona che chiede se le scosse possono ripetersi e se possono arrivare ad un’intensità più forte:
“Anche se bassa, la probabilità che in quella zona si verifichi un altro terremoto un po’ più forte c’è. Non come quelli che si verificano in Appennino, ma nel 1987 al largo di Porto San Giorgio se ne verificò uno di magnitudo tra 5.0 e 5.5, che fece dei danni abbastanza diffusi. Credo che quest’ordine di grandezza della magnitudo possa essere considerata di riferimento per l’area”.