L’ultimo viaggio del boss, esequie blindate per Messina Denaro

È partita dall’Abruzzo ed è arrivata all’alba al cimitero di Castelvetrano la salma di Matteo Messina Denaro, morto lunedì notte nell’ospedale de L’Aquila. Ammalato di cancro dal 2020, le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi mesi dopo la cattura avvenuta a gennaio proprio all’interno di una clinica siciliana, dove si recava per le terapie. Nel suo testamento biologico aveva scritto di non volere accanimento terapeutico e alimentazione forzata: venerdì era entrato in coma irreversibile e da lì non gli è più stato somministrato il cibo.

Il feretro, una cassa in cedro scelta dalla nipote e legale, Lorenza Guttadauro, unica della famiglia a vedere il capomafia dopo il decesso, ha lasciato il nosocomio abruzzese nella serata di martedì, al termine dell’autopsia, disposta in accordo dalla procura di Palermo e da quella de l’Aquila. L’esame, eseguito dal medico legale di Chieti Cristian D’Ovidio, ha confermato il decesso per cause naturali. Poco dopo sono arrivati il nulla osta alla sepoltura e il dissequestro della salma e la bara è stata caricata su un carro funebre venuto da Castelvetrano. Un lungo viaggio, l’ultimo del boss, scortato fino al cimitero del paese di cui la famiglia è originaria. La Questura di Trapani, che ha vietato i funerali pubblici, ha dettato regole stringenti sulla cerimonia. In un camposanto blindato già da ore, come mostrano le immagini di Palermo today, pochi familiari hanno assistito alla tumulazione: c’erano le sorelle Giovanna e Bice, vestite a lutto, il fratello Giovanni, che indossava una mascherina e teneva in mano un mazzo di margherite gialle. Con loro la nipote avvocato e la figlia da poco riconosciuta Lorenza.

Nessun funerale religioso. La Chiesa li vieta per i mafiosi, una posizione ribadita con nettezza dal vescovo di Mazara del Vallo Giurdanella. Ma in un vecchio pizzino, anche il capomafia aveva  espressamente rifiutato le esequie cattoliche. E così, davanti a pochi familiari (dato che la mamma è molti come le sorelle Patrizia e Rosalia, tre cognati e il nipote prediletto Francesco Guttadauro sono in carcere) è calato il sipario sulla vita dell’ultimo grande latitante di Cosa nostra.

(FOTO ANSA)